
La stanza è tutta ombre. Un uomo è seduto al centro, dietro di lui il bancone di un bar. Seminudo, col busto coperto di tatuaggi. Cinque uomini, neri nel nero, sono seduti davanti a lui in semicerchio. Non è un processo, è un’iniziazione. Una skhodka, assemblea di capi mafia. Come ne “Le conseguenze dell’amore”, il film in cui Paolo Sorrentino ha documentato un processo mafioso. Ma se il Titta Di Girolamo di Toni Servillo sa di essere arrivato al capolinea, e con orgoglio prende di petto la colata di cemento, l’uomo al centro della stanza, scrutato severamente dalla skhodka, non guarda al capolinea, ma guarda alla pistola dello start.
Sta per diventare un vor v zakone, un ladro che obbedisce al codice (in russo voroskoi vzakon). Un affiliato ad un’organizzazione mafiosa potentissima, violenta, insidiosa come un fiume carsico. Antonio Nicaso è un giornalista e scrittore italiano che vive e lavora in Canada. Studia da anni le mafie internazionali e ha pubblicato libri di successo come “Bloodlines”, “Deadly silence” e il recente “’Ndrangheta, le radici dell’odio”. Adesso si occupa di mafia russa, un fenomeno che Nicaso ha affrontato anche sul web. A lui chiediamo quali sono le origini dei vor v zakone. «La mafia russa non è un prodotto del dopo Perestrojka. Trova bensì le sue radici negli anni Trenta del secolo scorso, non prima della rivoluzione bolscevica. I primi padrini entrarono in contatto con i dissidenti politici. Di ladri invece ce ne erano già tantissimi dai tempi di Pietro il Grande (1695-1725). Con la liberalizzazione del mercato, in seguito alla disgregazione dell’ex Urss, il fenomeno è indubbiamente cresciuto. Ci sono tante singole organizzazioni, denominate brigate. Poi arrivano la mafia dei vor v zakone, che diventano l’elite, i vertici indiscussi. Attualmente la maggior parte degli affiliati e di età molto giovane: l’85,6% di essi ha un età compresa fra i 30 e i 40 anni».
L’organizzazione ha una struttura precisa?
«La struttura è orizzontale, precisamente come quella della ‘ndrangheta. I vertici sono composti da diverse potenti famiglie che hanno preso piede nei vari quartieri delle città russe più importanti. Così si spartiscono le zone d’influenza in patria, facendo riferimento alle aree cittadine. La loro mobilità sociale, la loro scalata al potere fa leva sulla violenza privata e sulle attività commerciali.
Gli affiliati vivono secondo principi molto ferrei e coltivano la cultura dello “sgarro”, proprio come gli appartenenti alla ‘ndrangheta. La glacialità per la quale sono assolutamente famosi parte dai loro rapporti interni».
In che modo si finanziano? Quali sono i loro interessi?
«Si mostrano all’esterno con attività legalizzate, ma i soldi con cui finanziano queste attività sono i proventi di tutto l’illecito sottostante. Il loro comportamento è assolutamente anti-statuale; infatti, è nota la loro avversione al potere precostituito. Ma sanno essere silenziosi, minacciano e corrompono in maniera sottile, sono specialisti dell’ambiguo e dello strisciante. Hanno ormai interessi in tutti i campi, ovunque dove la malavita possa attecchire. C’è una piccola eccezione al loro rigido individualismo: quando devono prendere parte ad operazioni internazionali si riuniscono per agire. Di recente hanno spesso utilizzato un curioso escamotage: per attraversare le frontiere si sono finti ebrei. Hanno falsificato i documenti per potere arrivare dappertutto, ad esempio in Nordamerica, per dare così inizio alla scalata al potere. Uno dei più famosi fautori di questa ingegnosa pratica è stato Vyacheslav Ivankov, detto per il suo taglio degli occhi “Yaponchik”, il giapponesino. È uno dei più potenti esponenti dell’organizzazione, e per iniziare si è finto cittadino ebreo».
In Italia, in che zone la mafia russa si è infiltrata?
«Inizialmente si è stanziata nella zona adriatica, principalmente nelle Marche. In seguito si è diffusa in maniera capillare. Attualmente la sua presenza è riscontrabile un po’ ovunque».
Nel recente film del cineasta canadese David Cronenberg, “Eastern Promises” (“La promessa dell’assassino”), nella scena della cerimonia d’ingresso nei vor l’attore Viggo Mortensen, completamente nudo, mostra imponenti tatuaggi su tutto il corpo. Che funzione hanno?
«Direi fondamentale. Per i vor il carcere è una tappa obbligata, una tappa d’onore. La loro formazione, come uomini e come appartenenti al codice, passa sostanzialmente dalla permanenza nei penitenziari. Un vor sulla sua pelle ha tatuato il proprio pedigree. Innanzi tutto i propri gradi all’interno dell’organizzazione, poi anche la personale storia carceraria. Ne vanno fieri. In fondo l’usanza dei tatuaggi ci riporta ancora alla storia della ‘ndrangheta».
Quindi quella di Cronenberg è stata una ricostruzione fedele e accurata...
«Senza dubbio. Cronenberg ha sapientemente ricreato sia le atmosfere che i rapporti di forza all’interno di una famiglia mafiosa russa».
Non c’è una certa glacialità nel confronto generazionale, all’interno delle famiglie mafiose russe?
«La concezione di famiglia si avvicina, anche qui, a quella della ‘ndrangheta, ma in maniera meno marcata. Il sangue è il solo legame. C’è un forte senso di appartenenza, però solo nella frangia georgiana. In quella russa la famiglia è diventata un surrogato di quella tradizionale. Ormai il carcere si è sostituito alla gerarchia patriarcale. La sofferenza comune genera rispetto, la detenzione nei gulag corrobora i rapporti più del semplice fatto di sangue. Cronenberg ha dato una perfetta idea, con la scena della shkodka, di che cosa è importante per un’aspirante vor: oblio per parenti e Stato, dedizione totale al codice».
E il rapporto con la religione?
«Non ci sono particolari legami con l’ortodossia russa. I vor non fanno affidamento sui vertici religiosi del loro paese. Ogni uomo ha un rapporto personalissimo con la propria fede, e nella mafia russa questo tabù sopravvive».
Adesso quali sono i rapporti della mafia russa col terrorismo?
«Ottimi. Alcuni anni fa venne scoperto un piano in Colombia che coinvolgeva anche cellule terroristiche. La mafia russa pagava ingenti quantitativa di cocaina con pezzi di sommergibile. Per essere più competitiva, sui mercati illeciti internazionali, la mafia russa tuttora assolda e paga scienziati di fama mondiale. Il plutonio e l’uranio sono il mercato del futuro».
Paolo Rosato - Mag, quotidiano on line della Scuola di Giornalismo dell'Universita' Cattolica
27/02: Legalità e sviluppo

Sono appena rientrato da un viaggio di lavoro in Italia. Sono stato in Sicilia con una troupe televisiva per realizzare un documentario sulla mafia. Poi ho fatto tappa in Calabria, dove con Nicola Gratteri, sostituto procuratore antimafia, ho parlato di 'ndrangheta in un convegno che si e' tenuto a Gerace, dove ho incontrato anche i rappresentanti di 'Ammazzateci Tutti' e 'Libera' (Coordinamento Scuola) di Vibo Valentia. Ragazzi straordinari.
Dopo una breve tappa a Roma, sono stato in Emilia Romagna e precisamente a Modena, Vignola e Reggio Emilia per una serie di incontri organizzati dalla dottoressa Rosa Frammartino (responsabile del progetto educativo e didattico Legalita' e Sviluppo, Oltrelab) in collaborazione con l'associazione della piccola e media impresa di Modena, l'Universita' di Modena e Reggio Emilia, la Fondazione San Carlo e l'Associazione Calabresi di Modena (ASCAM). Ho incontrato tanta gente, spero di risentirla, magari on line.
28/01: Onorata Sanità
La Dda di Reggio Calabria affonda il bisturi sui rapporti tra 'ndrangheta, sanita' e politica e ne scaturisce un'operazione dai risvolti clamorosi con l'arresto di 18 persone tra cui il consigliere regionale Domenico Crea, capogruppo della Dc di Rotondi.
L'operazione fatta dai carabinieri, denominata "Onorata Sanità", ha fatto luce su tutto l'apparato di potere che ruota attorno a Crea, con il sequestro di una clinica privata di Melito Porto Salvo, "Villa Anya", di proprietà della famiglia del consigliere regionale.
Tra gli arrestati anche il figlio del consigliere regionale, Antonio Crea, medico e direttore sanitario di Villa Anya, e la nuora, Laura Autelitano, anche lei medico, e direttore amministrativo della casa di cura sequestrata.
L'inchiesta ha portato anche all'arresto del direttore generale del Dipartimento sanitario della Regione Calabria, Peppino Biamonte, e del direttore generale dell'Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, Piero Morabito. Quest'ultimo é coinvolto nell'operazione perché negli anni scorsi era stato direttore generale dell'Azienda sanitaria locale 11 di Reggio Calabria. L'inchiesta odierna è collegata a quella sull'omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno, ucciso a Locri in un agguato di mafia il 16 ottobre del 2005.
Tra gli arrestati di oggi, infatti, ci sono Alessandro e Giuseppe Marcianò, padre e figlio, accusati di essere stati i mandanti dell'assassinio di Fortugno per consentire a Crea di subentragli in Consiglio regionale. Secondo quanto scrivono i magistrati della Dda di Reggio nell'ordinanza che ha portato agli arresti di oggi, l'elezione al Consiglio regionale della Calabria di Francesco Fortugno, "evidentemente poteva determinare, se non la rottura, quanto meno la discussione di equilibri politico-economico-mafiosi consolidatisi nel tempo, con conseguente perdita o comunque ridimensionamento sia delle prospettive di inserimento in posti di potere, sia dei correlativi ingentissimi guadagni".
(28 gennaio 2008 - Ansa)
L'operazione fatta dai carabinieri, denominata "Onorata Sanità", ha fatto luce su tutto l'apparato di potere che ruota attorno a Crea, con il sequestro di una clinica privata di Melito Porto Salvo, "Villa Anya", di proprietà della famiglia del consigliere regionale.
Tra gli arrestati anche il figlio del consigliere regionale, Antonio Crea, medico e direttore sanitario di Villa Anya, e la nuora, Laura Autelitano, anche lei medico, e direttore amministrativo della casa di cura sequestrata.
L'inchiesta ha portato anche all'arresto del direttore generale del Dipartimento sanitario della Regione Calabria, Peppino Biamonte, e del direttore generale dell'Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, Piero Morabito. Quest'ultimo é coinvolto nell'operazione perché negli anni scorsi era stato direttore generale dell'Azienda sanitaria locale 11 di Reggio Calabria. L'inchiesta odierna è collegata a quella sull'omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno, ucciso a Locri in un agguato di mafia il 16 ottobre del 2005.
Tra gli arrestati di oggi, infatti, ci sono Alessandro e Giuseppe Marcianò, padre e figlio, accusati di essere stati i mandanti dell'assassinio di Fortugno per consentire a Crea di subentragli in Consiglio regionale. Secondo quanto scrivono i magistrati della Dda di Reggio nell'ordinanza che ha portato agli arresti di oggi, l'elezione al Consiglio regionale della Calabria di Francesco Fortugno, "evidentemente poteva determinare, se non la rottura, quanto meno la discussione di equilibri politico-economico-mafiosi consolidatisi nel tempo, con conseguente perdita o comunque ridimensionamento sia delle prospettive di inserimento in posti di potere, sia dei correlativi ingentissimi guadagni".
(28 gennaio 2008 - Ansa)
di Maria Zuppello
Finora la ‘ndrangheta aveva fatto notizia solo per i sequestri di persona e per qualche raro delitto eccellente, come l’omicidio dell’ex presidente delle Ferrovie dello Stato, Lodovico Ligato o quello del vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria, Francesco Fortugno. Ma il giorno di ferragosto di quest’anno la strage di Duisburg in Germania, bilancio sei morti, è diventata il punto di non ritorno.
Mai prima d’ora la ‘ndrangheta si era resa responsabile di un fatto così eclatante, fuori dalla Calabria, addirittura all’estero. Passata lo choc del fatto di cronaca cominciano solo ora, a distanza di qualche mese, le riflessioni. Come sta cambiando uno dei fenomeni criminali più globali del pianeta e quali ripercussioni avrà questo cambiamento nel futuro?
Panorama.it lo ha chiesto ad Antonio Nicaso, uno dei massimi esperti mondiali dell’argomento, autore di ‘Ndrangheta, pubblicato da Aliberti Editore.
La 'ndrangheta è diventata un fenomeno internazionale?
Sì, è una delle poche organizzazioni criminali ormai presente in tutti i continenti. Investe nella produzione di cocaina, ha rapporti privilegiati con narcotrafficanti e paramilitari colombiani, tratta con i trafficanti turchi, ricicla materiale tossico e radioattivo, ma soprattutto ha avamposti dappertutto. Dalle Americhe all’Oceania, dall’Asia all’Africa ed in molti Paesi europei, tra cui Olanda, Spagna, Francia e Germania. In Germania la ‘ndrangheta è presente dagli anni Sessanta.
Lei sostiene nel suo libro che la ‘ndrangheta abbia avuto anche contatti con Al Qaeda…
Come Al Qaeda la ‘ndrangheta si è sviluppata in un contesto economico relativamente primitivo, ma col tempo ha saputo cogliere il trend della globalizzazione e delocalizzare la propria attività. Come Al Qaeda la ‘ndrangheta è al tempo stesso estremamente tradizionale e fortemente innovativa. Medioevale e moderna. Secondo il magistrato Nicola Gratteri la ‘ndrangheta ha avuto contatti reali con Al Qaeda attraverso i produttori di oppio afghano, legati ai talebani.
Oltre ad Al Qaeda non sarebbero mancate relazioni perfino con Saddam Hussein.
Un quantitativo di materiale radioattivo sarebbe stato ceduto, con la complicità della ‘ndrangheta, da una società italiana all’Iraq di Saddam Hussein. Su questa circostanza indaga la magistratura, potendo contare su nuovi documenti resi noti della Cia. E sempre in riferimento all’ex dittatore iracheno, si è scoperto che i servizi segreti del Kuwait avevano cercato di contattare esponenti della ‘ndrangheta per recuperare parte del Tesoro trafugato da Saddam Hussein durante la prima guerra del Golfo.
La ‘ndrangheta nasce in Calabria nel XIX secolo ed è caratterizzata, a differenza della mafia, dai vincoli familiari e dalle faide. Come quella di San Luca alla base della strage di Duisburg. Cosa vuol dire in concreto?
Le faide sono come i vulcani, quando esplodono hanno effetti devastanti. Uccidono anche la pietà, senza guardare in faccia nessuno: bimbi, giovani, anziani, donne. Spesso si muore per parentele acquisite, si uccide per non essere uccisi, quasi sempre sono scontri all’ultimo sangue. Nelle faide spesso piccoli e banali moventi possono saturare la riserva d’odio.
Però questi odi tribali sono stati capaci di generare un giro d’affari addirittura planetario…
Oggi la ‘ndrangheta, se si calcolano anche i proventi del riciclaggio di denaro sporco, ha un fatturato che si aggira attorno ai 55 miliardi di euro. In Calabria il rapporto tra fatturato criminale e pil è del 120%, contro il 39% della Sicilia e il 32% della Campania. È un mare senza sponde, un sistema criminale che gode di molte complicità politico-finanziarie. Ha il monopolio della cocaina in Europa, ma continua a gestire una serie di attività illecite che vanno dall’estorsione all’usura, dal traffico di rifiuti radioattivi all’immigrazione clandestina. Questo comunque non basta per spiegare la forza della ‘ndrangheta. Bisogna immaginare un tavolo in cui siedono insieme il mondo politico, imprenditoriale e criminale. E il collante è la massoneria.
Nella faida di San Luca, alla base della strage di Duisburg, un ruolo importante è stato giocato dalle donne.
Nell’Ottocento ci sono state donne che sono entrate a far parte della picciotteria, una sorta di ‘ndrangheta prima maniera. Alcune sentenze della Corte d’Appello della Calabria raccontano di riti di iniziazione cui hanno preso parte anche donne, al pari degli uomini. Ma sono stati casi isolati. Negli ultimi tempi, il ruolo della donna è cresciuto. Secondo alcuni collaboratori di giustizia ci sarebbe un grado nella gerarchia della ‘ndrangheta destinato alle donne: quello di sorella d’omertà, con compiti di assistenza, soprattutto per latitanti in fuga. Oggi, poi, notiamo sempre più donne nella ‘ndrangheta con potere decisionale.
Cosa ci si può aspettare nel prossimo futuro da un fenomeno criminale di tale portata?
Se non si pone mano alle riforme, con l’abolizione dei riti alternativi, sarà sempre più difficile combattere organizzazioni criminali come la ‘ndrangheta. Bisogna puntare sulla confisca dei beni illegalmente conseguiti, cercando anche di spezzare le contiguità politico-finanziarie. In Italia l’intera legislazione antimafia è stata permeata dall’emergenza. È finora mancata un’azione di lungo corso. Si è andato avanti con reazioni emotive, sull’onda di stragi e omicidi eccellenti. Spesso si sente dire che la lotta alle mafie è bipartisan. Finora. Però, le maggioranze trasversali e le convergenze tra i due schieramenti politici si sono registrate soltanto in occasione dell’indulto. Molto, insomma, resta ancora da fare.
Finora la ‘ndrangheta aveva fatto notizia solo per i sequestri di persona e per qualche raro delitto eccellente, come l’omicidio dell’ex presidente delle Ferrovie dello Stato, Lodovico Ligato o quello del vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria, Francesco Fortugno. Ma il giorno di ferragosto di quest’anno la strage di Duisburg in Germania, bilancio sei morti, è diventata il punto di non ritorno.
Mai prima d’ora la ‘ndrangheta si era resa responsabile di un fatto così eclatante, fuori dalla Calabria, addirittura all’estero. Passata lo choc del fatto di cronaca cominciano solo ora, a distanza di qualche mese, le riflessioni. Come sta cambiando uno dei fenomeni criminali più globali del pianeta e quali ripercussioni avrà questo cambiamento nel futuro?
Panorama.it lo ha chiesto ad Antonio Nicaso, uno dei massimi esperti mondiali dell’argomento, autore di ‘Ndrangheta, pubblicato da Aliberti Editore.
La 'ndrangheta è diventata un fenomeno internazionale?
Sì, è una delle poche organizzazioni criminali ormai presente in tutti i continenti. Investe nella produzione di cocaina, ha rapporti privilegiati con narcotrafficanti e paramilitari colombiani, tratta con i trafficanti turchi, ricicla materiale tossico e radioattivo, ma soprattutto ha avamposti dappertutto. Dalle Americhe all’Oceania, dall’Asia all’Africa ed in molti Paesi europei, tra cui Olanda, Spagna, Francia e Germania. In Germania la ‘ndrangheta è presente dagli anni Sessanta.
Lei sostiene nel suo libro che la ‘ndrangheta abbia avuto anche contatti con Al Qaeda…
Come Al Qaeda la ‘ndrangheta si è sviluppata in un contesto economico relativamente primitivo, ma col tempo ha saputo cogliere il trend della globalizzazione e delocalizzare la propria attività. Come Al Qaeda la ‘ndrangheta è al tempo stesso estremamente tradizionale e fortemente innovativa. Medioevale e moderna. Secondo il magistrato Nicola Gratteri la ‘ndrangheta ha avuto contatti reali con Al Qaeda attraverso i produttori di oppio afghano, legati ai talebani.
Oltre ad Al Qaeda non sarebbero mancate relazioni perfino con Saddam Hussein.
Un quantitativo di materiale radioattivo sarebbe stato ceduto, con la complicità della ‘ndrangheta, da una società italiana all’Iraq di Saddam Hussein. Su questa circostanza indaga la magistratura, potendo contare su nuovi documenti resi noti della Cia. E sempre in riferimento all’ex dittatore iracheno, si è scoperto che i servizi segreti del Kuwait avevano cercato di contattare esponenti della ‘ndrangheta per recuperare parte del Tesoro trafugato da Saddam Hussein durante la prima guerra del Golfo.
La ‘ndrangheta nasce in Calabria nel XIX secolo ed è caratterizzata, a differenza della mafia, dai vincoli familiari e dalle faide. Come quella di San Luca alla base della strage di Duisburg. Cosa vuol dire in concreto?
Le faide sono come i vulcani, quando esplodono hanno effetti devastanti. Uccidono anche la pietà, senza guardare in faccia nessuno: bimbi, giovani, anziani, donne. Spesso si muore per parentele acquisite, si uccide per non essere uccisi, quasi sempre sono scontri all’ultimo sangue. Nelle faide spesso piccoli e banali moventi possono saturare la riserva d’odio.
Però questi odi tribali sono stati capaci di generare un giro d’affari addirittura planetario…
Oggi la ‘ndrangheta, se si calcolano anche i proventi del riciclaggio di denaro sporco, ha un fatturato che si aggira attorno ai 55 miliardi di euro. In Calabria il rapporto tra fatturato criminale e pil è del 120%, contro il 39% della Sicilia e il 32% della Campania. È un mare senza sponde, un sistema criminale che gode di molte complicità politico-finanziarie. Ha il monopolio della cocaina in Europa, ma continua a gestire una serie di attività illecite che vanno dall’estorsione all’usura, dal traffico di rifiuti radioattivi all’immigrazione clandestina. Questo comunque non basta per spiegare la forza della ‘ndrangheta. Bisogna immaginare un tavolo in cui siedono insieme il mondo politico, imprenditoriale e criminale. E il collante è la massoneria.
Nella faida di San Luca, alla base della strage di Duisburg, un ruolo importante è stato giocato dalle donne.
Nell’Ottocento ci sono state donne che sono entrate a far parte della picciotteria, una sorta di ‘ndrangheta prima maniera. Alcune sentenze della Corte d’Appello della Calabria raccontano di riti di iniziazione cui hanno preso parte anche donne, al pari degli uomini. Ma sono stati casi isolati. Negli ultimi tempi, il ruolo della donna è cresciuto. Secondo alcuni collaboratori di giustizia ci sarebbe un grado nella gerarchia della ‘ndrangheta destinato alle donne: quello di sorella d’omertà, con compiti di assistenza, soprattutto per latitanti in fuga. Oggi, poi, notiamo sempre più donne nella ‘ndrangheta con potere decisionale.
Cosa ci si può aspettare nel prossimo futuro da un fenomeno criminale di tale portata?
Se non si pone mano alle riforme, con l’abolizione dei riti alternativi, sarà sempre più difficile combattere organizzazioni criminali come la ‘ndrangheta. Bisogna puntare sulla confisca dei beni illegalmente conseguiti, cercando anche di spezzare le contiguità politico-finanziarie. In Italia l’intera legislazione antimafia è stata permeata dall’emergenza. È finora mancata un’azione di lungo corso. Si è andato avanti con reazioni emotive, sull’onda di stragi e omicidi eccellenti. Spesso si sente dire che la lotta alle mafie è bipartisan. Finora. Però, le maggioranze trasversali e le convergenze tra i due schieramenti politici si sono registrate soltanto in occasione dell’indulto. Molto, insomma, resta ancora da fare.
Dopo l'omicidio del vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria, on. Francesco Fortugno, migliaia di giovani sono scesi in piazza per protestare contro la 'ndrangheta. Quei giovani vennero subito identificati come i ragazzi di Locri. Anche in Canada e negli Stati Uniti molti media hanno dato spazio a quel movimento spontaneo di lotta contro lo strapotere delle cosche. Recentemente una televisione nordamericana e' stata in Calabria per raccontare l'esperienza dei ragazzi di Locri.
A distanza di qualche anno, molte cose sono cambiate. Ci sono state polemiche, divisioni, incomprensioni. Vorrei cercare di capire le ragioni di queste divergenze, attraverso un dibattito sereno aperto a tutti. A voi la parola.
A distanza di qualche anno, molte cose sono cambiate. Ci sono state polemiche, divisioni, incomprensioni. Vorrei cercare di capire le ragioni di queste divergenze, attraverso un dibattito sereno aperto a tutti. A voi la parola.
15/01: Benvenuti nel mio blog
Benvenuti nel mio blog. Ha il titolo del mio ultimo libro, ‘Ndrangheta: le radici dell’odio, edito da Aliberti. Parleremo di ‘ndrangheta, ma non solo. L’idea è di confrontarci su un tema di scottante attualità. La mafia calabrese si sta allargando a macchia d’olio. E purtroppo gli strumenti di contrasto non sono adeguati per fronteggiarla. Risponderò alle vostre domande e leggerò i vostri commenti. A presto.